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Vincenzo Calli

Calli, la Donna come sovrana.
In questo, Vincenzo Calli, è l'erede di tutti i suoi grandi predecessori toscani. Ma ciò che è attuale risiede nel singolare aspetto delle sue opere, ove si possono individuare, velate, ironia dolce e risonanza romantica.
Vi operano un fascino un poco insolito e una limpidezza di sentimento onirico che non mancano di nobiltà.
Alberto Bevilacqua

Se Balthus, come ha suggerito Paolo Levi, può essere stato un punto di riferimento, viene però del tutto meno la maliziosa sensualità della figura femminile, che è assunta piuttosto come emblema di serenità e di purezza: dominatrice assoluta, la donna, la fanciulla, la bambina nei dipinti della prima metà degli anni Novanta, idolo di una rotondità gonfia di lirismo e di ingenuo desiderio.
In seguito invece, la donna diviene "metà", compagna, integrandosi alla figura maschile come nel disegno di un concreto e maturo progetto, cresciuto con la conquista di una più solida fiducia e sicurezza: ai frutti, ai giocattoli, alle stoviglie, agli arredi della "toilette" si affiancano nuovi oggetti simbolici tra le mani dei protagonisti: la barchetta con il suo richiamo al "viaggio", il borgo in miniatura (la stabilità, la residenza, le "radici") o la barca che contiene il borgo, simboli che si integrano di un'avventura verso l'ignoto calamitata sempre però dal ritorno.
William Biety
Direttore della Gallery Camino Real, Florida


 

Vincenzo Calli

Calli, la Donna come sovrana.
In questo, Vincenzo Calli, è l'erede di tutti i suoi grandi predecessori toscani. Ma ciò che è attuale risiede nel singolare aspetto delle sue opere, ove si possono individuare, velate, ironia dolce e risonanza romantica.
Vi operano un fascino un poco insolito e una limpidezza di sentimento onirico che non mancano di nobiltà.
Alberto Bevilacqua

Se Balthus, come ha suggerito Paolo Levi, può essere stato un punto di riferimento, viene però del tutto meno la maliziosa sensualità della figura femminile, che è assunta piuttosto come emblema di serenità e di purezza: dominatrice assoluta, la donna, la fanciulla, la bambina nei dipinti della prima metà degli anni Novanta, idolo di una rotondità gonfia di lirismo e di ingenuo desiderio.
In seguito invece, la donna diviene "metà", compagna, integrandosi alla figura maschile come nel disegno di un concreto e maturo progetto, cresciuto con la conquista di una più solida fiducia e sicurezza: ai frutti, ai giocattoli, alle stoviglie, agli arredi della "toilette" si affiancano nuovi oggetti simbolici tra le mani dei protagonisti: la barchetta con il suo richiamo al "viaggio", il borgo in miniatura (la stabilità, la residenza, le "radici") o la barca che contiene il borgo, simboli che si integrano di un'avventura verso l'ignoto calamitata sempre però dal ritorno.
William Biety
Direttore della Gallery Camino Real, Florida


 

 

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